venerdì 16 luglio 2010

IO, ROBOT. Uno sbaglio di digitazione di successo

In una mattina del 1940 il giovane scrittore Isaac Asimov stava cominciando scrivere Io, Ribot, una specie di autobiografia fantastica di un cavallo famoso con confidenze e segreti, i sacrifici per arrivare sempre primo, confessioni sulla maleducazione dei fantini e sulla pigrizia degli stallieri, ma mentre stava digitando il titolo sulla sua vecchia macchina da scrivere squillò il telefono e Asimov spostò inavvertitamente un dito dalla I alla O, ancora inesperto, Asimov scriveva guardando i tasti si accorse solo dopo aver finito la parola e un po' per taccagneria un po' perché l'editore non voleva sbianchettamenti, specie nel titolo, pensò di cambiare la storia.
Robot che buffa parola! Pensò mentre beveva un bicchiere di latte, andiamo un momento su Wikipedia a vedere cos'è un robot poi si diede una manata su quella testa piena di fantascienza pensò che forse era il caso di andare nella biblioteca pubblica a cercare sull'enciclopedia.
Armato di taccuino e matita in biblioteca scoprì che Karel Capek ,detto Ciapek dai più, uno scrittore ceco (nel senso di slovacco) aveva scritto quella buffa parola “robot” nel dramma R.U.R. - Rossum's Universal Robots – I Robot Universali di Rossum, più di venti anni prima.
Mentre tutto eccitato dalla bellissima trovata stava pensando ad andare a comprare l'e-book su Amazon per leggerlo con il suo Kindle si accorse di essere di nuovo caduto in un attacco di fantascienza e andò a cercare il numero di collocazione per farsi dare il testo da una carinissima bibliotecaria in carne ed ossa, tra l'altro senza spendere un soldo.
Dopo la lettura di R.U.R. Asimov cominciò a scrivere i nove racconti basati sulle “tre leggi della robotica” che regolano i rapporti tra umani e robot, di cui i robot a tutt'oggi si infischiano, diventati famosi con il titolo “Io, robot”.
Anni dopo mentre era in vacanza in Italia vide un bellissimo cavallo baio correre e vincere una gara con distacco, quando chiese come si chiamava gli dissero:”Ribot” e lui seppe che non era tutta fantascienza quella che gli passava in capo.
 
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